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COMUNICATO STAMPA
L’Associazione Nazionale Bieticoltori comunica:
La conclusione del negoziato sulla riforma
dell’OCM Zucchero, avvenuta al termine di tre giorni di serrate
trattative, comporterà il dimezzamento della filiera
bieticolo-saccarifera del nostro Paese e ciò non può costituire motivo
di soddisfazione. Questo è quanto riferisce l’Associazione Nazionale
Bieticoltori A.N.B. dando atto al Ministro Alemanno di aver profuso
grande impegno nelle difficili trattative tese a mitigare gli effetti di
una proposta di riforma che metteva a rischio la sopravvivenza di un
settore agroalimentare di grande tradizione.
Purtuttavia, la Commissione è riuscita a
portare a termine – con un certo cinismo – il proprio progetto
nonostante le proteste dei bieticoltori di molti Paesi, particolarmente
italiani, che anche durante gli ultimi tre giorni hanno manifestato a
Bruxelles il loro malcontento.
La Fischer Boel non ha badato a spese per
concretizzare il proprio disegno cercando di spianare ulteriormente la
strada verso l’abbandono. Così, oltre all’enveloppe che andrà pressoché
integralmente ai produttori storici in maniera disaccoppiata, sono state
ancora più incentivate le dismissioni delle attività industriali che
vedranno coinvolti almeno i 2/3 delle fabbriche del nostro Paese.
Di ciò, A.N.B. non può dirsi soddisfatta
perché, a differenza di altri che cantano vittoria magnificando
l’apporto da loro dato alla conclusione del negoziato, ritiene che
l’aver ottenuto un congruo risarcimento per i bieticoltori storici non
rappresentasse la priorità da perseguire nell’ottica della tutela degli
interessi delle “vere” imprese che debbono trarre dalla attività
giustamente remunerata – e non dai sussidi – il riconoscimento del
proprio impegno imprenditoriale.
Al di là delle compensazioni, la chiusura
degli stabilimenti ed il ridimensionamento a 100/120.000 ettari del
settore bieticolo rappresentano una ferita in termini economici e
sociali che non potrà essere facilmente rimarginata, nonostante
l’impegno del Ministro a favore della riconversione delle fabbriche, e
segnano l’abbandono certo della coltivazione in diverse aree del Paese.
Va comunque riconosciuto che sono state
procurate le risorse, vuoi comunitarie che nazionali, potenzialmente in
grado di consentire l’attività bieticolo-saccarifera residua in termini
di compatibilità economica, anche se la loro autorizzazione è
temporanea, riguardando solo 5 anni degli 8 del Regolamento. Tutto però
dipenderà da come il fondo nazionale (pari a ben 65,8 milioni di Euro
annui reso disponibile da qui fino al 2014), verrà utilizzato, assodato
che quanto sarà corrisposto in maniera accoppiata in aggiunta al prezzo
di base non assicura la copertura dei costi di produzione delle
barbabietole.
A.N.B. esprime l’auspicio che sia ancora
possibile praticare la coltura in tutte le aree del Paese e che venga
assicurata ai bieticoltori una remunerazione del prodotto tale da
garantire l’approvvigionamento delle fabbriche. Ove ciò non si
realizzasse, nonostante lo strenuo impegno negoziale, la scomparsa del
settore sarebbe inevitabile per mancanza della materia prima.
In ogni caso ANB si riserva una più
approfondita valutazione di tutti i complessi elementi del compromesso.
Bologna 25 novembre 2005
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