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L’Associazione Nazionale
Bieticoltori comunica:
La chiusura di Jesi è un duro colpo per
l’agricoltura marchigiana e per gli interessi del Paese, che si trova a
perdere inaspettatamente a pochi giorni dalle semine un’altra unità
produttiva rimanendo con soli 4 zuccherifici contro i 19 attivi solo 2
anni fa.
Il Tavolo di confronto organizzato al Ministero dell’Agricoltura è stato
deludente nella misura in cui ha ricondotto tutte le problematiche al
solo aspetto dell’approvvigionamento adeguato di bietole alla fabbrica
trascurando i numerosi altri nodi esistenti. Ha prevalso così la logica
di Eridania Sadam che, per proseguire l’attività dell’impianto, ha posto
condizioni irrealistiche oltre ché inaccettabili.
ANB, che aveva, e che ha, sempre assicurato il serio impegno a
promuovere concretamente l’aumento di offerta di prodotto per il 2008,
ha rilevato tuttavia nell’incontro al Ministero dell’Agricoltura come
per garantire prospettive di più lungo termine sarebbe stato necessario
acquisire certezze per le aziende agricole, soprattutto di ordine
economico-normativo, che l’Amministrazione ha dichiarato però essere
oggi impercorribili.
ANB ha insistito perché gli sforzi di tutti potessero concentrarsi sullo
svolgimento almeno della campagna 2008, ma l’ostinazione della Società e
il massimalismo irrealistico di chi puntava ad un impegno di lungo
termine, senza che vi fossero le condizioni di base, hanno impedito di
raggiungere l’obiettivo.
La chiusura di Jesi porterà nelle tasche dei produttori aiuti comunitari
ed indennizzi per i maggiori investimenti già fatti in funzione delle
semine a bietola, alle condizioni che verranno fissate nella riunione
interprofessionale del 30 gennaio prossimo.
I danni per la bieticoltura marchigiana e per l’intero indotto saranno
ingentissimi. Il volume d’affari della mancata produzione bieticola
ammonta a circa 30 milioni di euro, a cui si aggiunge un indotto di
circa 5 milioni di euro, senza contare le retribuzioni per i dipendenti
pari ad oltre 7 milioni di euro. Cifre rilevantissime per un motore
dell’economia come da sempre lo zuccherificio di Jesi rappresenta.
La pioggia di danaro comunitario che comunque si riverserà sul mondo
agricolo non può evidentemente compensare la perdita di un settore
produttivo che avrebbe potuto costituire, anche nei prossimi anni, un
punto di riferimento importante per le aziende agricole del territorio,
se solo, come ANB da tempo chiede, si fosse approntato un piano di
settore sotto la regia del MIPAAF.
Senza contare i danni economici e sociali che l’ulteriore sgretolamento
di questo settore strategico porterà agli interessi dell’intero Paese.
Bologna, 24 gennaio 2008

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